Dormire non serve per avere  “un bambino perfetto”.

Serve a crescere. Ad avere un rapporto sano con una delle componenti principali del loro sviluppo. Se ne parla ancora troppo poco.

Quando parliamo di sonno infantile, a volte sembra che l’obiettivo sia avere serate “da manuale”, bambini che si addormentano sempre uguali e notti senza mai un risveglio. Ma questa idea rischia di farci perdere il punto.

Il sonno è una funzione biologica e un pezzo importante della puericultura: riguarda lo sviluppo, la regolazione emotiva, l’energia, la salute. E riguarda anche la qualità di vita di tutta la famiglia. Non perché dobbiamo “imporre” un ideale, ma perché ai piccoli fa bene dormire e perché, con il giusto accompagnamento, si può migliorare.

Non cerchiamo la perfezione. Cerchiamo un buon rapporto con il sonno e in alcuni casi meno risvegli notturni e un buon sonno diurno. Perché dormire è importante.

Ci sono fasi in cui il sonno è frammentato, altre in cui cambia improvvisamente, altre ancora in cui sembra “tornare indietro”. Se i genitori possiedono i giusti strumenti possono sempre supportare i piccoli.

Il punto non è arrivare al “sonno perfetto”.

Il punto è aiutare il bambino a costruire competenze e condizioni che rendano il sonno più semplice e più riposante, per quanto possibile in quella fase di sviluppo.

E no: se oggi il sonno non è come vorresti, non significa che non si possa far nulla. Significa che serve capire cosa sta succedendo e da dove partire, spesso con piccoli aggiustamenti progressivi.

 

Il sonno non è solo routine serale (anche se la routine può aiutare)

La routine e gli orari sono strumenti utili, ma non sono l’unico pezzo del puzzle. Quando lavoriamo sul sonno (dei piccoli e, in generale, anche degli adulti) stiamo lavorando su tanti livelli insieme.

Ecco alcuni aspetti spesso decisivi:

1) La componente emotiva del genitore (e l’atmosfera che si crea)

I bambini “sentono” molto. Non perché dobbiamo essere sempre calmi, ma perché la loro regolazione passa anche da noi.

Chiediamoci con gentilezza:

Come mi sento io quando arriva la sera?

Ho ansia “da prestazione” sul sonno?

Sto interpretando i risvegli come un fallimento? ( NO non è una vostra responsabilità in assoluto siete meravigliosi).

A volte il lavoro più potente è trasformare la storia che ci raccontiamo: non “mi sta sfidando”, ma “sta comunicando”, “sta crescendo”, “sta attraversando una fase”.

2) Alimentazione e bisogni fisiologici

Soprattutto nei primi mesi (ma non solo), fame, suzione, digestione, fastidi fisici e maturazione neurologica entrano direttamente nel sonno. Quando c’è un dubbio medico o di benessere (reflusso, dolore, difficoltà alimentari), è sempre importante confrontarsi con professionisti sanitari. Le poppate notturne sono tante a volte micro suzione? Si può gradualmente regolare per lasciar spazio al sonno.

3) Età e tappe evolutive (il sonno cambia perché loro cambiano)

Il sonno non è statico. Si trasforma con lo sviluppo.

Ci sono momenti in cui compare una maggiore maturazione del ritmo giorno-notte, momenti in cui il cervello “riorganizza” i cicli, momenti in cui nuove competenze (motorie, cognitive, relazionali) portano più attivazione… e quindi più risvegli.

Per esempio, la maturazione dei ritmi circadiani nei lattanti è un tema studiato e molto utile per capire perché, a una certa età, il sonno “fa un salto” e sembra diverso da prima.

Qui un supporto da parte vostra è essenziale.

Dormire meglio si può sempre.

Una cosa importante: il sonno non è una gara, né una prova di valore

Il sonno non dice se sei “brava” o “bravo” come genitore.

E non dice se tuo figlio è “facile” o “difficile”.

È un’area di sviluppo che può essere accompagnata: con realismo, gradualità, rispetto, e senza trasformare ogni notte in un esame.

Quando si lavora bene sul sonno, l’obiettivo vero è questo:

più recupero per il bambino,

più serenità in famiglia,

meno stress,

più fiducia.

Come stanno dormendo? Come state? Serve un supporto?

Vi aspetto in Direct

1) Rivkees (2003), Developing circadian rhythmicity in infants, Pediatrics – sullo sviluppo del ritmo circadiano nei lattanti.

2) John Bowlby, Attaccamento e perdita, Vol. 1 – base teorica per comprendere la relazione e il bisogno di vicinanza (che spesso si riflette anche nei momenti del sonno).

3) Cristina Riva Crugnola (2012), *La relazione genitore-bambino, tra adeguatezza e rischio* – sul tema della sintonizzazione affettiva e della relazione genitore-bambino.

 

Il sonno non è un problema da aggiustare.
È una competenza da accompagnare, mentre accompagniamo anche loro nella crescita.

Se cercate una guida ulteriore, sono aperte le mie consulenze per chi volesse iniziare un percorso con me.

Un abbraccio,

Tata Elena