Parlare di Regressioni o Progressioni nel corso dei primi anni d’età è a mio avviso sempre importante per comprendere il sonno, analizzarne i cambiamenti e adeguare l’approccio con cui voi genitori vi confrontate con la loro crescita. Questo perché le “regressioni” segnano sempre l’inizio di importanti fasi di passaggio: e spesso non sono tanto una questione di quanto poco dormiranno (infatti, non è detto che questo avvenga), quanto piuttosto di quali nuove competenze i piccoli mostreranno di aver acquisito. E di come questo, poi, potrebbe cambiare (anche se solo per un periodo di transizione) le vostre notti.
Dunque, nell’articolo di oggi faremo un veloce ripasso sulle RegressionI: cosa sono, e quali sono le principali nel corso dei primi due anni di vita.
Scopriamole meglio assieme.
*Regressioni: cosa sono*
Le Progressioni (o “regressioni”) sono fasi di transizione nei modelli di sonno, legati a tappe di sviluppo o a fattori esterni.
Spesso voi genitori ne rimanete spiazzati, perché di punto in bianco in età specifiche iniziate a notare, immotivatamente e in maniera repentina, cambiamenti nel loro atteggiamento. Che si tratti di un maggior numero di risvegli o di resistenza all’addormentamento, o un legame che diventa molto, molto più saldo del passato rispetto a specifiche modalità di addormentamento, ognuna di queste tappe ha le sue caratteristiche.
Di seguito, presenterò le più comuni.
*Regressioni: quali sono*
Premettendo il fatto che ogni fase di sviluppo si manifesta in maniera unica e individuale, e quindi con intensità differenti (oltre a tempi che possono variare), queste sono in media le Progressioni più comuni nei primi due anni d’età:
*4° Mese*
Con l’instaurazione del ritmo circadiano, e l’inizio di veri e propri cicli del sonno (che non subito da soli sapranno affrontare) tra il terzo e il quinto mese di vita i piccoli vedranno il proprio sonno frammentarsi, con i pisolini che si faranno più corti e maggiori risvegli la notte.
Come non mai, in questa fase è necessario conoscere attentamente le caratteristiche del sonno e guidarli verso: orari, routine, buio, ambiente, componente emotiva, tipo di addormentamento e gestione dei risvegli. Distribuzione oraria e figure di riferimento presenti durante la gestione del sonno si faranno infatti molto importanti.
Ci sono tantissimi aspetti da esplorare riguardo la regressione del quarto mese, e se notate i risvegli protrarsi nel tempo, sappiate che questo non significa che non dormiranno più ma che probabilmente è arrivato il momento di agire diversamente. Sopratutto, però, non entrate in ansia rispetto ai risvegli (lo so siete stanchi) o in stress da pisolino. Il sonno diurno potrebbe rimanere frammentato per un po’: per migliorare la struttura dei risvegli, dovremo iniziare a conoscerli meglio.
*8° Mese*
Tra il settimo e il nono mese i bambini attraversano una fase di forte eccitazione, dovuta alle nuove competenze acquisite.
Diventa allora comune che, dopo aver visto consolidarsi una certa routine, all’improvviso il sonno notturno si frammenti, o inizino a diventare comuni sveglie anticipate, e forti le richieste di seno e movimento in ogni fase dell’addormentamento (notte compresa).
Tra dentini, lallazione e movimento che si intensifica, allora, il loro sonno potrebbe farsi più irrequieto. Contestualmente, in questa fase li vedrete perdere il power nap: continuare a farlo infatti potrebbe far slittare la messa a letto; abbandonarlo invece incentiverà di certo il bisogno di andare a dormire un po’ prima. Tutto questo, mentre manifestano una difficoltà sempre maggiore nell’allontanarsi dalla mamma, cercandola più spesso di notte.
Per tutte queste regioni, la regressione dell’ottavo mese va affrontata sì con serenità (quella serve sempre), ma anche con un poco di fermezza. Lavorare sulla loro routine diventa cruciale più che mai, per definire meglio il ritmo orario, e anche poi evitare che arrivino a letto troppo stanchi o troppo poco assonnati. Al tempo stesso, alternare è bene, a questa età: e che questo voglia dire allora coinvolgere il papà, o provare a incentivare il lettino e forme di addormentamento più autonomo, lavorare sulla loro sicurezza interna sarà essenziale.
*12° Mese*
Attorno al primo anno d’età potreste assistere a una regressione più breve, che si concretizza nel rifiuto di dormire.
L’anno d’età è sempre una fase di grande esplosione: i primi passi, le prime parole. Ai vostri occhi, ne sono certa, non saranno sembrato mai più vispi prima: ma questo ha conseguenze sul sonno, come sempre accade.
Potrebbe capitare allora (soprattutto in quella fase di transizione che coincide con la perdita del pisolino del mattino, che spesso porta a un risveglio più prolungato alle 4/5) che le notti in questo periodo tornino all’improvviso complicate: almeno per qualche giorno. Per alcuni sembra un fulmine a ciel sereno, la regressione dei dodici mesi, dato che la routine ormai si era consolidata.
Riguardo a questa età, consiglio sempre di non adagiarvi troppo: è vero, certe cose prima funzionavano, ma modificare alcuni approcci in maniera preventiva li aiuterà ad affrontare con più serenità i cambiamenti.
Per questo, via il pisolino della mattina, e valutate anche poi di cambiare loro ambiente del sonno, ovviamente con gradualità appena vi sentirete pronti.
La loro sensibilità sta infatti crescendo di molto: la vostra presenza nella stanza potrebbe legittimamente attivarli.
*2 anni*
L’ultima “regressione” di cui parlerò oggi è quella che coincide con il secondo anno d’età, e che per alcuni è la porta d’ingresso a quella che viene considerata la fase più tumultuosa dei primi anni: “i terribili due”.
Con il secondo anno d’età potreste infatti assistere a risvegli notturni più frequenti, pisolini pomeridiani più brevi e maggiori lamentele nella messa a nanna. Stiamo parlando di un’età di grandi cambiamenti, in cui l’ansia da separazione si mostra in tutta la sua intensità.
Come rovescio della medaglia però, al tempo stesso, a quest’età si sentiranno bimbi grandi: autonomia, e ricerca di sicurezza. Questa è la chiave.
Si tratta di un momento delicato, è vero, ma non abbiate paura: la comunicazione e il supporto emotivo saranno, in questa fase, il vostro supporto migliore. Più che a strategie orarie o ad accortezze legate a oggetti vari, infatti, vogliamo intervenire su rispetto a questo momento di transizione dimostrando loro che siamo presenti ma che al tempo stesso loro sono pronti e al sicuro. Gestiamo la routine in maniera equilibrata: definiamo dei limiti positivi che li facciano sentire accolti ma anche contenuti.
Ci sarebbe molto altro da dire e da risolvere insieme se sentite il bisogno di più supporto le Masterclass e i miei Video Corsi sono pensati appositamente per voi.