Vacanze, Malattie ed Eccezioni: piccolo intervento sullaGestione del Sonno nei Momenti di Transizione

Il sonno dei bambini non è un percorso lineare. Esistono momenti di cambiamento, novità e transizione — come le vacanze, i piccoli malanni o le uscite serali — che possono mettere a dura prova l’equilibrio faticosamente raggiunto dalle famiglie. Spesso, il timore dei genitori è quello di “tornare indietro”, ma la chiave per affrontare queste fasi risiede nella conoscenza e nella flessibilità. E nell’avere gli strumenti giusti. Se sentite il bisogno di supporto in questo senso ricordatevi che i nostri Videocorsi e le Consulenze sono pensate esattamente per aiutarti in tal senso

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Un riassunto del piccolo approfondimento gratuito in video di oggi (perdonate la qualità ma ho improvvisato la registrazione per chi non era presente)

1. Le Vacanze: È davvero colpa del viaggio?

Spostarsi per le vacanze (estive o invernali), dormire in hotel o a casa dei nonni, comporta inevitabilmente un cambio di routine. Tuttavia, statisticamente, le eccezioni legate alle vacanze raramente provocano cambiamenti permanenti nel sonno.

Il fattore “adulto”: In vacanza o in contesti diversi da casa, i genitori tendono a intervenire più precocemente (ad esempio, sollevando subito il bambino per evitare che pianga in hotel), creando involontariamente nuove abitudini. Non c’è nulla di male ma non necessariamente deve diventare qualcosa di permanente.

La coincidenza fisiologica: Tra il terzo e il sesto mese avviene il consolidamento del ritmo circadiano. Spesso questo cambiamento coincide con una vacanza, portando i genitori a colpevolizzare il viaggio per una frammentazione del sonno che è invece dovuta a una fase evolutiva naturale.

2. Routine vs Sperimentazione: Trovare l’equilibrio

Non esiste un approccio unico agli orari. Ogni famiglia si colloca generalmente in una di queste due categorie:

I “Disciplinati “: Genitori che preferiscono mantenere un ritmo strutturato perché sanno che il proprio bambino riposa meglio con orari precisi.

Gli “Sperimentatori “: Genitori che desiderano uscire a cena o cambiare orari, accettando il rischio di una notte più complessa pur di non rinunciare alla socialità.

Entrambi gli approcci sono legittimi. Gli orari non sono schemi fissi ma medie statistiche; la rigidità non è sempre fondamentale, poiché ogni bambino reagisce in modo diverso agli stimoli e alla pressione del sonno.

3. Malattie e Dentizione: Gestire le regressioni.

Il sonno è strettamente legato alle associazioni e alle abitudini. Durante una malattia o l’eruzione dei denti, è normale e corretto che il genitore intervenga di più per fornire conforto.

“Non è la malattia in sé a cambiare il sonno per sempre, ma il modo in cui noi adulti modifichiamo il nostro comportamento durante quel periodo.”

Una volta guarito, il bambino potrebbe faticare a ricollegare i cicli del sonno autonomamente perché si è abituato al supporto extra ricevuto o avere un sonno più frammentato perché lo è stato nel corso della malattia. In questi casi, è necessario lavorare con pazienza per ripristinare le abitudini precedenti, sapendo che il bambino ha semplicemente bisogno di tempo per riadattarsi.

4. Il valore della consapevolezza

Migliorare la qualità del sonno non significa applicare metodi arcaici o rigidi, ma comprendere il bambino a 360 gradi: dalla salute all’allattamento, fino all’aspetto comportamentale.

No alla melatonina come unica soluzione: Spesso viene usata troppo presto; la vera soluzione è nell’osservazione della quantità e distribuzione oraria.

Sperimentare per conoscere: Provare a uscire o a modificare leggermente la routine permette ai genitori di acquisire strumenti pratici e di capire come il bambino reagisce alle diverse tappe evolutive.

In conclusione, il sonno è un processo dinamico. Non abbiate paura di vivere il quotidiano: con le giuste strategie e una base scientifica, è possibile tornare sempre a un ritmo sereno che garantisca il benessere di tutta la famiglia.

Ci sarebbe ancora tanto da dire

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Un abbraccio

Tata Elena